Roma, durante la sua storia multi millenaria, ha raccolto un’infinità di racconti, miti e leggende, che poi nel tempo si sono consolidati fino a diventare parte della cultura e tradizione popolare. In questo nostro articolo, che scriviamo in prossimità di Halloween, vogliamo esplorare solo alcuni dei più famosi “casi” di manifestazioni di fantasmi a Roma.

 

Esiste un’area di Roma dove, più di ogni altra parte, sono concentrate le storie di presenze di entità e manifestazioni. Questa zona è detta anche “mezzaluna”, per la curva che il fiume Tevere forma, creando una sorta di gomito, con il suo vertice all’altezza di Ponte Vittorio Emanuele II. Si dice che probabilmente in antichità in questa zona sorgesse un tempio dedicato a Proserpina, che interrato, veniva poi riaperto in occasioni di celebrazioni a lei dedicate, da cui la leggenda che in questa “mezzaluna” sia nascosta una porta verso gli inferi.

Il più famoso fantasma romano è quello di Beatrice Cenci, una giovane ragazza, appartenuta ad una potente famiglia del tardo Cinquecento. Beatrice, la cui storia completa sarà oggetto di un futuro articolo, fu condannata a morte, insieme ad altri familiari, per l’uccisione del padre, uomo violento che costringeva lei ed i suoi fratelli a sistematici soprusi ed abusi. Venne decapitata la mattina dell’11 settembre 1599 nella piazza di Castel Sant'Angelo affollata di gente, tra cui, pare, anche il Caravaggio. Ed è proprio su Ponte Sant’Angelo che il suo fantasma, si dice, che appaia nella notte tra il 10 e l’11 Settembre.
Sullo stesso ponte si svolge la storia di un altro fantasma molto più antico. Nel 410 d.C. i visigoti guidati da Alarico volevano distruggere Roma. La leggenda vuole che un barbaro invece si innamorò dell’imponenza e della maestosità della città e decise di difenderla anziché saccheggiarla. Purtroppo si ritrovò sul ponte rifiutato dai suoi e non accettato dai romani e morì colpito da una freccia. Questa storia ispirò probabilmente anche Borges quando scrisse “Il Barbaro e la Prigioniera”. Il fantasma del Barbaro Innamorato apparirebbe sul Ponte Sant’Angelo a notte fonda, ma soltanto se si è da soli, come per cercare conforto per poi svanire lentamente sullo sfondo di Castel Sant’Angelo.
Rimanendo in zona, un altro fantasma di un personaggio famoso che potrebbe aggirarsi alle prime luci dell’alba nei dintorni di Castel Sant’Angelo avvolto nel suo mantello di colore scarlatto è quello di Mastro Titta. Al secolo Giovanni Battista Bugatti, boia pontificio, che nell’arco della sua carriera giustiziò 514 condannati. Abitava in Vicolo del Campanile, ora traversa di via della Conciliazione, ed è da lì fino ad uno dei luoghi dove avvenivano le pubbliche esecuzioni, Castel Sant’Angelo, Piazza del Popolo o in Piazza della Bocca della Verità, che si potrebbe incontrare il fantasma. Si dice che di tanto in tanto si fermi ad offrire una presa di tabacco a colui che incontra per strada, come faceva nei confronti dei condannati a morte prima dell’esecuzione. Il manto scarlatto, così come la tabacchiera, sono conservati al Museo Criminologico di Roma.

 

Tracce misteriose, impronte infuocate, segni a forma di croce e tanto altro, impressi su breviari, bibbie, tessuti o vestiti, probabilmente lasciati da spiriti inqueti del Purgatorio, appartenenti principalmente ai secoli Diciottesimo e Diciannovesimo, si trovano raccolti in una delle più piccole e soprattutto bizzarre collezioni al mondo, che oggi è chiamata Museo delle Anime del Purgatorio ed è ospitata in una stanza della sagrestia della chiesa neo gotica del Sacro Cuore del Suffragio, in Lungotevere Prati, a pochi passi da Ponte Sant’Angelo.
La chiesa del Sacro Cuore del Suffragio venne costruita nel 1890 su di un terreno acquistato da don Victor Jouët, un missionario marsigliese fondatore dell'Associazione del Sacro Cuore di Gesù per il suffragio delle anime del Purgatorio. Ma il 15 settembre 1897 scoppiò un incendio nella chiesa che colpì soprattutto una piccola cappella dedicata alla Vergine del Rosario, lasciando tra le tracce dietro l'altare un’immagine che don Jouët interpretò come un volto umano dall'espressione infelice (visibile in una riproduzione fotografica), credendo che l'anima di un defunto condannato al Purgatorio volesse mettersi in contatto con i vivi.
Da allora il missionario decise di girare l’Europa alla ricerca di testimonianze e documenti di fatti simili. Si venne così ad alimentare una collezione, anche con il benestare del Papa San Pio X, che riteneva che questo tipo di testimonianze potessero spingere sempre maggiori fedeli a mantenere i loro doveri nei confronti dei defunti, che prese il nome di Museo Cristiano d’Oltretomba. Dopo la morte di don Jouët però l’esposizione subì un ridimensionamento, mantenendo solo i cimeli che potessero essere ritenuti indiscutibilmente autentici.
Incamminandoci in direzione di Piazza Navona, attraversando via del Governo Vecchio, giunti al numero 57, alzando lo sguardo potremmo vedere le finestre dell’appartamento del terzo piano, che la tradizione vuole sia infestato da presenze di ogni genere. Infatti nel 1861, in quella casa, accaddero una serie di fenomeni che potrebbero oggi essere classificati come Poltergeist. Oggetti che si sollevavano ed andavano ad infrangersi contro le pareti, forti colpi seguiti da rumori di ogni tipo, che alla fine costrinsero gli inquilini ad abbandonare l’abitazione e di cui furono testimoni anche agenti della gendarmeria.
Giungendo a Piazza Navona, la prima vicenda che tratteremo è quella di Costanza Conti De Cupis, la cui presenza infesta Palazzo De Cupis, che si trova tra Piazza Navona e Via dell’Anima. Costanza avendo sposato il nipote del Cardinale Giandomenico De Cupis andò ad abitare nel palazzo di famiglia di quest’ultimo. Essendo una donna molto affascinante, veniva in particolar modo ammirata per la bellezza delle sue mani, al punto che un artista le chiese di farne un calco e di poterlo esporre nella sua bottega, come era usanza in quel tempo. Tutti coloro che passavano per la bottega ammiravano quella mano, fino a quando un giorno uno straniero (si dice fosse un frate) presagì che la persona a cui apparteneva quella mano la avrebbe presto persa. Venuta a sapere la profezia, Costanza chiese all’artista di distruggere il calco e si rifugiò a vivere nel palazzo senza più uscirne, per paura di incorrere in un qualche incidente, passando il suo tempo a cucire e ricamare. Ma purtroppo il destino volle che la nobildonna si pungesse con un ago, che provocò, poi, un’infezione tale che la mano dovette essere amputata. Poco dopo Costanza morì a causa della setticemia, che si era comunque diffusa.
Nelle notti di luna piena, si dice che la luce su una delle finestre del palazzo riveli il bianco contorno delle cinque dita della mano di Costanza, visibili dalla piazza sottostante.
Un altro fantasma, che in vita dimorò a Piazza Navona, nel Palazzo Pamphilj, è Olimpia Maidalchini, più famosa a Roma con il nome di Donna Olimpia o con il dispregiativo datole dal popolo di Pimpaccia. Donna Olimpia rimasta vedova giovane, in seconde nozze sposò Pamphilio Pamphilj, fratello di colui che diventò Papa con il nome di Innocenzo X. Alla morte anche di questo secondo marito, Olimpia diventò così potente (si dice che fosse diventata l’amante del Papa) ed influente da venire definita come una vera e propria regina di Roma. Si narra che poche ore prima della morte del Papa sia stata così scaltra da impadronirsi di due casse piene di monete d’oro e di scappare via a tutta velocità a bordo della sua carrozza. Non volendo restituire le monete d’oro al successore al soglio pontificio, Papa Alessandro VII, venne esiliata a San Martino nel Cimino, dove morì di peste due anni più tardi.
Si dice che proprio per la sua grandissima avidità in vita, il suo fantasma appaia nelle notti di cattivo tempo a bordo della carrozza, carica di monete d’oro, all’altezza di Ponte Sisto, come per percorrere il tragitto che porta dal Palazzo Pamphilj di Piazza Navona verso il parco della Villa Pamphilj.
Dietro Piazza Farnese, in Vicolo delle Grotte si manifesterebbe invece il fantasma di Giuseppe Balsamo, meglio noto come Conte di Cagliostro, alchimista, guaritore, esoterista e massone del XVII secolo.
In questo vicolo conobbe la futura moglie Lorenza, che lavorava lì, in una casa di piacere, quando aveva appena diciassette anni.
Dopo varie peripezie in giro per l’Europa insieme alla moglie sposata nel 1768, tornò a Roma dove venne arrestato per un’innumerevole elenco di reati tra i quali anche l’uso di arti magiche e stregoneria.
A denunciarlo fu proprio la moglie nel 1791. Riuscì ad evitare la pena di morte ma venne rinchiuso a vita in una cella senza vie di uscita nella Rocca di San Leo, dove morì 4 anni dopo.
Nelle notti di plenilunio pare che il fantasma di Cagliostro ritorni sul luogo del primo incontro con la moglie che lo tradì, chiamando il suo nome.
Anche il fantasma della moglie di Cagliostro, Lorenza Feliciani, apparirebbe nelle serate romane.
In particolar modo nelle notti autunnali, per i vicoli di Trastevere passerebbe silenziosa questa figura di donna con il volto celato da un velo nero.
Pare che si muova rasentando i muri in direzione di Ponte Garibaldi per poi attraversarlo e dirigersi verso Piazza di Spagna, luogo dove Cagliostro fu arrestato, per poi sparire in un’ombra scura, mentre, dopo una risata, una voce pronuncia il suo nome: “Lorenza!”.
Rimanendo sempre all’interno della “mezzaluna“ raggiungiamo il Pantheon. Ovviamente ci sarebbero fiumi d’inchiostro da consumare sulle vicende legate a questo edificio, che però rimandiamo ad altra occasione. Parleremo del fantasma di un re d’Italia, sepolto all’interno del Pantheon e che sembra si manifesti di tanto in tanto in quella zona.
Il re in questione è Umberto I, morto di morte violenta, perché ucciso a Monza da un anarchico nel 1900. Sembra che la prima apparizione come fantasma risalga al 1930 e veda come testimone un Carabiniere, che era di guardia di fronte all’ingresso del Pantheon. Questi vide avvicinarsi a lui con passo sicuro ma lento la figura del re Umberto I, il quale una volta raggiunto il terrorizzato Carabiniere, gli affidò un messaggio, che però il testimone non volle mai rivelare, si sa soltanto che fosse di carattere politico. Prima di sparire, il re in segno di commiato e di ringraziamento sfiorò la manica del Carabiniere lasciandogli una striatura di fuoco. Non si è mai saputo perché il Carabiniere non abbia mai voluto svelare il contenuto del messaggio.
L’ultima storia che tratteremo in questo articolo riguarda un fatto accaduto in Via del Plebiscito nei primi anni del Novecento.
Un giovane sui trent’anni che camminava su Via del Plebiscito si accorse che un'anziana signora stava rischiando di essere investita da un omnibus, una sorta di autobus dell’epoca trainato da cavalli. Lanciandosi prontamente verso la signora riuscì ad afferrarla salvandole la vita.
L’anziana donna, ripresasi dallo shock subito, invitò il giovanotto a casa sua per un caffè, per riconoscenza.
Il giovane accettò di buon grado, anche perché la casa della signora si trovava al primo piano di un palazzo, di recente costruzione, il cui portone era proprio di fronte al luogo dell'incidente.
All’interno dell’appartamento vi era anche la sorella gemella dell'anziana signora e tutti insieme passarono una simpatica mezz’ora conversando fino a quando il giovane dovette andare via.
Passando su Via del Plebiscito tutti i giorni per motivi di lavoro, il giovane notò, nei tre giorni successivi, che le persiane dell’appartamento delle due sorelle erano completamente serrate. Il quarto giorno, mosso dalla curiosità, si fermò a chiedere, al portiere dello stabile, notizie delle due anziane signore.
La risposta del portiere lasciò di stucco il giovane: "Gentile signore, le due sorelle sono morte due anni fa!”. Impietrito il giovane cercò di spiegare al portiere che era stato a prendere il caffè da loro soltanto tre giorni prima.
Il portiere allora, di fronte alle robuste insistenze dell’incredulo, decise di mostrare al giovane l'appartamento del primo piano, che presentava ai due visitatori la classica atmosfera delle case abbandonate, ovvero stanze vuote ed odore di vecchio e stantio. Ma improvvisamente su di un tavolino, i due, rabbrividendo dalla paura, videro le tre tazzine di caffè usate.
Il giovane protagonista continuando le sue ricerche nei giorni seguenti venne poi a sapere che effettivamente le due anziane signore morirono, quasi nello stesso istante, due anni prima: una investita da un omnibus e l’altra per un attacco di cuore nel vedere dalla finestra di casa la sorella che moriva.
Come avete potuto leggere, i fantasmi romani sono numerosi quanto le gelaterie. Noi abbiamo esplorato solamente la piccola area denominata “mezzaluna”, ma vi sono stati avvistamenti di fantasmi in tutta la città di Roma. Chissà forse ne scoprirete voi stessi degli altri, passeggiando lungo le strade illuminate dalla luce della luna.


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